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OMOFOBIA, PALOMBA (IDV) DIBATTITO IN AULA PDF Stampa E-mail
 
premessa dell’on.le Federico PALOMBA:
 
“La Camera dei Deputati ha perso un'occasione importante per mandare un messaggio di civiltà.
IdV aveva presentato, a firma Di Pietro e Palomba, una proposta di legge che estendeva alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, accanto a quelle di natura razziale,  l'ipotesi di reato antidiscriminatorio previsto dalla legge Mancino. La maggioranza (PDL e Lega) avevano fatto sapere che non avrebbero votato un testo così redatto ed hanno proposto un testo diverso consistente nella formulazione di un'ulteriore aggravante generica consistente nell'aver commesso il fatto per ragioni di discriminazione per orientamento sessuale; proposta accettata dalla relatrice Concia (PD):  Abbiamo detto che avremmo voluto un'ipotesi più netta e più efficace, ma che avremmo comunque votato anche quella minimale.
Nel Comitato dei nove di cui faccio parte, che doveva esprimersi sugli emendamenti, il PDL prima e la Lega poi, hanno chiesto il rinvio del testo in commissione; é stato così conferito alla presidente della Commissione il mandato  a formulare in aula la proposta, cui IdV si é opposta pensando ad una trappola per insabbiare e preferendo che tutto avvenisse in aula alla luce del sole.  Nell'aula é avvenuto di tutto: il PD ha oscillato nelle sue posizioni diverse volte ed alla fine ha votato contro il ritorno in commissione: PDL e Lega, che avevano formulato la proposta, hanno finito -in un impazzimento generale, con i tasti che passavano velocemente e disordinatamente dal rosso al verde, e viceversa- per votare contro il ritorno in commissione, cioè contro la loro stessa richiesta.
Ed hanno poi votato la pregiudiziale di costituzionalità proposta dall'UDC, così decretando il ritiro del testo.
Italia dei Valori, invece, ha mantenuto una linea sempre costante, riassumibile nel seguente punto: parlare alla gente con limpidezza e trasparenza, senza trucchi ed infingimenti, per dire che siamo per il rispetto delle persone e della diversità e contro ogni discriminazione fondata sull'odio.
E così il Parlamento italiano si é attirato pure una severa reprimenda dell'ONU”.
 
 
OMOFOBIA: PALOMBA (IDV), HA VINTO LOBBY OMOFOBA
 
  (ANSA) - ROMA, 13 OTT -  ''Una Camera dominata dalle lobby  omofobe ha affossato oggi il provvedimento di contrasto  all'omofobia''. Lo dichiara in una nota Federico Palomba,  capogruppo di IDV in Commissione Giustizia alla Camera.  ''Il Pdl e la Lega - spiega - non hanno esitato a contraddire  il proprio testo e le proprie dichiarazioni di voto. Non hanno  esitato neanche a smentire la presidente Buongiorno che, su  mandato conferitole dalla stessa maggioranza, aveva proposto in  Aula il ritorno in commissione. Cosi' facendo, hanno gettato la  maschera dell'ipocrisia, di fronte ad un fenomeno di estrema  gravita' sociale''. (ANSA).

Di seguito gli interventi svolti in aula dall’on.le PALOMBA:

 
 
Discussione del testo unificato delle proposte di legge Concia ed altri; Di Pietro e Palomba: Modifica all'articolo 61 del codice penale, concernente l'introduzione della circostanza aggravante relativa all'orientamento o alla discriminazione sessuale (A.C. 1658-1882-A)
 
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge di iniziativa dei deputati Concia ed altri; Di Pietro e Palomba:
 
FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, colleghe e colleghi, stiamo discutendo con estrema pacatezza, adeguata alla straordinaria delicatezza del tema, di una proposta di testo unificato che proviene dalla Commissione e per la quale si è spesa, molto e proficuamente, la relatrice Paola Concia. Il tema che stiamo affrontando è di estrema delicatezza perché attiene al modo di essere di una società civile e al rispetto che deve connotare ogni democrazia nei confronti della diversità e di ognuno come persona. Come diceva la relatrice, l'Italia dei Valori ha una particolare sensibilità per questo come per altri aspetti dei diritti della persona come entità originaria e non ripetibile.
Per questa ragione abbiamo presentato una proposta di legge che potrà essere sembrata anche severa, ma che secondo noi è adeguata alla necessità impellente che questa società ritrovi dei fili conduttori nel rispetto della persona e sanzioni in maniera forte e adeguata i comportamenti contrari al vivere civile. Avevamo presentato, dunque, una proposta di legge che prevedeva l'estensione dei reati che reprimono i comportamenti contraddistinti da odio razziale, ovvero l'estensione della categoria dell'ipotesi di reato anche ai comportamenti dettati da discriminazione rispetto all'orientamento sessuale. Ciò perché pensavamo che fosse necessario prevedere un'ipotesi specifica di reato che sanzionasse e reprimesse con adeguatezza comportamenti contrari al rispetto della persona.
In questo spirito costruttivo abbiamo accettato la proposta, senza rinunciare a presentare diciassette emendamenti (credo che siano i più numerosi presentati da un gruppo parlamentare). Tuttavia, non abbiamo respinto l'ipotesi di dare un sostegno a quello che nell'Aula sarà ritenuto oggi compatibile con la tutela di questi interessi di straordinaria importanza, ovvero gli interessi delle persone ad essere rispettate per quello che sono e per come sono.
Siamo partiti dal rispetto della Costituzione, e per questa ragione ci domandiamo come sia possibile fondare un'eccezione di incostituzionalità basata sull'articolo 3, ovvero proprio sulla norma che noi mettiamo a fondamento della nostra esigenza di tutela. Siamo curiosi, quindi, di capire, percepire e conoscere come l'UdC motiverà la propria questione pregiudiziale di costituzionalità, perché alcuni esempi ci sembrano non corrispondere alla realtà dei fatti stessi. La situazione degli anziani è già tutelata dal codice penale e c'è una specifica aggravante contenuta nell'articolo 61, numero 5, che consiste nell'aggravamento della condotta per il fatto di aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all'età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa.
Questa è una situazione che è già tutelata dalla nostra legge, mentre non esiste nessuna ipotesi di tutela della diversità per ragioni sessuali. Allora, noi siamo partiti da un testo fondamentale della Costituzione, quello dell'articolo 3: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali o sociali. Questa elencazione comincia con le distinzioni di sesso, che non possono essere discriminanti secondo la nostra Costituzione, per chiudere con le condizioni personali, che sono certamente quelle attinenti al modo di espressione della sessualità, che è proprio di ciascuna persona.
Abbiamo ragionato in questo modo e abbiamo pensato che ci sono sostanzialmente due categorie generali di modalità di espressione della propria sessualità: una è l'omosessualità, che consiste nel fatto di intrattenere relazioni sessuali con persone dello stesso sesso; esiste poi la categoria della transessualità, quindi la transfobia è il contrasto e l'opposizione a quest'orientamento sessuale, che è connotato da tante diversità, che sono ben descritte nei libri di sociologia e anche di medicina. Noi vorremmo sostanzialmente che ad entrambe queste categorie fosse garantito il diritto alla libera espressione della propria sessualità. In questa legge, che stiamo per approvare, non stiamo dicendo se è bene, male, giusto o non giusto, essere omosessuali, eterosessuali o transessuali. Non stiamo esprimendo nessun giudizio di valore e nessuno può arrogarsi il potere di esprimere giudizi di valore. L'unico giudizio di valore che stiamo esprimendo è quello del rispetto della persona umana, per quello che è.
Ecco perché noi avremmo voluto una tutela più forte ed ecco perché non abbiamo rinunciato a presentare degli emendamenti, perché, se ci sarà il consenso dell'Aula, essi andranno nel senso di una tutela più forte, se invece non ci sarà il consenso dell'Aula, noi daremo comunque il nostro voto favorevole a quello che sarà l'orientamento dell'Aula, anche sotto il profilo del minimo comune multiplo: meglio tutelare in maniera meno rafforzata, piuttosto che non tutelare affatto.
L'Italia dei Valori è molto preoccupata della situazione attuale, quindi ad un ragionamento di ordine filosofico e sociale e, per quanto mi riguarda, essendo io credente, anche di ordine religioso, nella tutela della diversità, aggiungiamo però delle preoccupazioni che ci competono come legislatori, cioè le preoccupazioni per una continua e pericolosa escalation nella nostra società, che tende a riversare concetti e atteggiamenti di odio sociale ed a canalizzarli nei confronti della diversità sessuale. Ne ricordo alcuni (l'intolleranza e la violenza omofobica e transfobica sembrano non arrestarsi in Italia). L'8 settembre 2009, su un muro di via Cavour a Roma, campeggiava un grosso manifesto con la scritta (scritto in inglese, chissà perché): «io ho un sogno - uso una parola dispregiativa, ma questo c'era scritto, e me ne dispiace - "froci al Colosseo con i leoni". Nella stessa città, il 18 maggio scorso, accanto all'ingresso di un locale gay, è comparsa la scritta: "froci malati". A Pisa, il 5 agosto, dinanzi alla sede di un'impresa di servizi per la comunità omosessuale, è stato scritto: "gay morirete oggi, i vostri uffici bruceranno, abbasso i gay, morirete froci, gay Muftì"».
Potrei continuare ad elencare comportamenti che sono estremamente pericolosi e ai quali dobbiamo dare uno stop forte, fermo e deciso, perché, se al posto di sostantivi ingiustamente dispregiativi come quelli citati ne mettiamo altri, vediamo che, comunque, il comportamento è dettato da odio sociale e razziale. Se li sostituiamo con negri, ebrei o altri nomi che un tempo od oggi sono stati oggetto dell'odio razziale, abbiamo lo stesso risultato. Ecco perché è necessario e importantissimo, in questa fase di sviluppo di un'antisocialità caratterizzata anche da odio per ragioni sociali, che il Parlamento italiano approvi delle disposizioni sanzionatorie - quelle che saranno, quelle sulle quali si riuscirà a raggiungere un consenso - del comportamento dettato da odio, in questo caso per diversità sessuale.
È una cosa essenziale: il Parlamento non può rifiutarsi di assumere questo comportamento di responsabilità, altrimenti noi legittimeremo l'avanzare progressivo di forme di odio sociale e di odio razziale che non sappiamo dove ci potranno condurre, se consideriamo anche un contesto di carattere più generale. Vorremmo che il Parlamento adottasse delle disposizioni sanzionatorie molto più nette e decise, ma, lo dicevo prima, stiamo assumendo un comportamento di rispetto nei confronti delle persone che vivono, da una parte, la paura di dover esprimere liberamente il proprio orientamento e, dall'altra, la paura della vergogna verso cui la società, con le sue modalità di respingere la diversità, le può condurre.
Ieri vi è stata una manifestazione dei parenti e dei genitori degli omosessuali e dei transessuali. Come non immedesimarsi nella condizione di persone che vivono accanto a individui che già vivono la difficoltà di essere discriminati e di essere respinti a cagione del loro orientamento sessuale? Come non preoccuparsi e non immedesimarsi in questa sofferenza? Il Parlamento deve dare un segnale forte, lo deve dare subito, possibilmente all'unanimità, perché è una questione di civiltà.
Noi dell'Italia dei Valori avremmo preferito una disposizione sanzionatoria più forte. Non abbiamo difficoltà ad esprimere i punti di criticità che vediamo in questo provvedimento: avremmo ritenuto preferibile estendere la legge Mancino con due tipologie di reati che puniscano fino a tre o quattro anni i comportamenti legati alla discriminazione e all'odio per ragioni di orientamento sessuale. Non condividiamo la scelta di escludere dal testospecificamente i comportamenti motivati dalla finalità di discriminare quell'identità di genere.
Sembrerebbe che si possa o si debba parlare solo di omosessualità: noi riteniamo che anche i transessuali, che sono categorie possibilmente ancora più esposte al rifiuto sociale, debbano essere adeguatamente protetti e tutelati nella loro libera scelta di esprimersi come ritengono opportuno.
Vi sono delle obiezioni di carattere formale dell'UdC, il quale afferma che l'orientamento sessuale può essere confuso con altre situazioni che a nostro giudizio non c'entrano, perché sono diverse, dalla poligamia all'incesto e alla pedofilia; sono ipotesi che sono già sanzionate penalmente, oppure che la Corte costituzionale ha spazzato via eliminando il reato di adulterio, affermando sostanzialmente che l'espressione della sessualità all'interno o all'esterno alla coppia è lasciata alle determinazioni della coppia stessa. Allora per superare l'obiezione di genericità del concetto di orientamento sessuale, abbiamo presentato un emendamento alla rubrica come disposizioni di repressione dell'omofobia e della transfobia. Si modifichi la rubrica, si modifichi il testo della norma e dell'aggravante, e tutto è fatto, perché è chiaro a che cosa ci riferiamo: non ci possono essere obiezioni di nessun altro genere.
Non riteniamo comprensibile inoltre la limitazione dell'aggravante ad alcuni reati contro la persona, escludendone altri, per esempio i reati contro l'onore: spesso l'ingiuria e la diffamazione possono essere determinate da comportamenti omofobici o transfobici; così come i reati anche contro il patrimonio: taluni di questi, dalla rapina all'estorsione, potrebbero essere anche determinati da queste ragioni e da questi motivi.
Non siamo neppure d'accordo con l'eliminazione della disposizione che prevedeva che l'aggravante fosse esclusa dal bilanciamento con le circostanze attenuanti, in modo che possa teoricamente essere spazzata via, essere dichiarata compensata o che, addirittura, le attenuanti possano essere dichiarate prevalenti sulle aggravanti: a noi sarebbe sembrato un segnale più forte, molto più forte, quello di escludere questa circostanza aggravante dal computo del bilanciamento con le circostanze attenuanti.
Così come avremmo preferito anche la procedibilità d'ufficio dei reati commessi per ragioni omofobiche o transfobiche, mentre condividiamo l'ipotesi di un programma di educazione al rispetto e siamo d'accordo anche con la possibilità di applicare ai reati di omofobia o transfobia le pene alternative e, probabilmente, anche le pene accessorie, in modo che all'apparato sanzionatorio si accompagni anche un'adeguata possibilità di risocializzazione.
L'Italia dei Valori ritiene che su questi temi non possano esserci pregiudiziali di nessun genere e che non ci possano essere neanche pregiudiziali di carattere religioso e confessionale. Crediamo che l'articolo 3 della Costituzione sia una disposizione di carattere universale, che si possa perfettamente conciliare anche con il credo religioso. Personalmente - lo ripeto - sono credente praticante e ritengo di potermi riconoscere nell'articolo 3 come una disposizione che in qualche modo esalta la legge dell'amore.
Credo dunque che il Parlamento debba dare un segnale molto forte, nel senso che vi è un fenomeno sociale che bisogna reprimere, ma vi è anche un aspetto della solidarietà e di rispetto tra le persone, che sostanzialmente significa anche una tutela della legge dell'amore.
In tempi in cui il tessuto sociale e comunitario sembra meno forte e in qualche modo vulnerato da un individualismo esasperato, dai principi del potere, del piacere e della supremazia o superiorità del singolo o di gruppi sociali su altri gruppi sociali, crediamo che questo Parlamento, a cominciare da quest'Aula, dalla Camera dei deputati, debba mandare un segnale di straordinaria forza, ovvero che la comunità si basa innanzitutto sul rispetto, sulla solidarietà e sull'amore tra i suoi componenti (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).
FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, mi rivolgo al centrodestra per chiedere: perché avete fatto questo voltafaccia? Abbiamo lavorato un anno in Commissione per pervenire ad un testo minimale, scritto a quattro mani, due delle quali appartenenti ad Enrico Costa per il Popolo della Libertà ed a nome della Lega. Noi dell'Italia dei Valori avremmo voluto un testo più severo, con l'estensione all'omofobia ed alla transfobia delle sanzioni previste dalla legge Mancino per le espressioni di odio razziale. Lo volevamo perché la matrice è la stessa: è quella di chi massacrava i negri e gli ebrei ed oggi è xenofoba ed aggredisce i diversi, gli omosessuali ed i transessuali, in nome di un tragico odio che contraddice il rispetto della diversità e del valore originario di ogni persona umana. Tutto questo accade a Roma più ancora che altrove. Ma dove è andata a finire la sbandierata sicurezza del sindaco Alemanno?
Signor Presidente, non stiamo decidendo, in questa sede, cosa è bene e cosa è male tra omo ed eterosessualità. Non stiamo indicando come preferibile uno stile di vita. Stiamo solo chiedendo che il Parlamento punisca più severamente i reati ispirati dall'omo e dalla transfobia, perché più vergognosi e più gravi degli altri, in quanto ispirati dall'odio, che genera sofferenza e sopraffazione. Amici del centrodestra, oggi, battete, poco dignitosamente, in precipitosa ritirata. Volete rinviare il provvedimento in Commissione solo per affossarlo, neanche per stravolgerlo, perché meno di così non si può. Noi dell'Italia dei Valori non crediamo che lo ripresentereste in Aula, perché la lobby omofoba è sempre in agguato e vi soffocherebbe. Oggi vi rimangiate la vostra stessa creatura e battete in una ritirata poco dignitosa.
Volete rinviare il provvedimento in Commissione non certo per migliorarlo o per trasformarlo. Infatti, la Ministra Carfagna - che oggi si è associata alla proposta di rinvio in Commissione - aveva tutto il tempo per presentare i propri emendamenti e le proprie proposte di modifica - e ce l'ha ancora - ma qui in Aula, e non rinviando il provvedimento in Commissione. È qui, di fronte all'opinione pubblica e alla società civile italiana che ci guarda e che vi guarda, che dovete avere il coraggio delle vostre azioni e delle vostre opinioni.
Non so - e non sappiamo - come faranno i cattolici del centrodestra a prestarsi ad una simile operazione, che contraddice il valore originario della persona umana e che si oppone ad ogni messaggio di civiltà ispirato dal rispetto del valore di ogni persona umana. Come faranno i cattolici del centrodestra, quelli che dovrebbero ispirarsi all'umanesimo integrale di Jacques Maritain e al personalismo di Emmanuel Mounier, se non, infine, alla legge evangelica dell'amore? Come faranno i liberali del centrodestra a prestarsi ad un'operazione così illiberale?
Noi vi chiediamo di affrontare la realtà a viso aperto. Abbiate il coraggio delle vostre azioni: rispondete qui, in Aula, alle attese dell'opinione pubblica e non rinviate il testo in oggetto in Commissione per consegnarlo all'oblio o al buio.
FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, ci accingiamo ad esprimere una valutazione su una pregiudiziale di costituzionalità che noi riteniamo francamente impraticabile e neanche adeguata al livello giuridico di chi l'ha proposta. Ci accingiamo a discuterne, dopo una sorpresa in Aula, che ha visto il Popolo della Libertà, che in Commissione aveva chiesto il rinvio del provvedimento, smentire clamorosamente se stesso, insieme alla Lega Nord, e anche smentire clamorosamente la presidente stessa della Commissione. Se questa è coerenza siamo profondamente confusi, così come confusa è la pregiudiziale di costituzionalità. È paradossale il primo dei punti posti a fondamento, cioè l'articolo 3 della Costituzione, ossia il principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza distinzione di sesso e di condizioni personali. Questa è proprio la norma sulla quale noi abbiamo fondato un provvedimento di punizione dei comportamenti ispirati all'omofobia e alla transfobia. Francamente, i funambolismi rivolti a dire che l'articolo 3 direbbe qualcosa di diverso da quello che in realtà dice si commentano da sé. Vorrei, invece, soffermarmi di più sul secondo dei punti posti a fondamento della pregiudiziale, cioè quello relativo all'articolo 25, che riguarderebbe una pretesa indeterminatezza della fattispecie penale. Noi non siamo d'accordo sotto diversi profili. In primo luogo, esiste già un decreto legislativo che sanziona penalmente i comportamenti dei datori di lavoro che ispirano la loro azione a discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale. L'orientamento sessuale è già una categoria giuridica che esiste nel nostro ordinamento e che è posta a fondamento di una sanzione penale, quindi non comprendiamo per quali ragioni questa dizione, già contenuta in un provvedimento normativo, non possa invece essere contenuta in quest'altro provvedimento normativo.
Ma noi abbiamo un'altra obiezione da fare: l'Italia dei Valori ha presentato un emendamento che è volto a sostituire l'espressione orientamento sessuale con omofobia e transfobia. In questo modo, noi abbiamo pensato che, accogliendo il nostro emendamento, si potrebbe ovviare a due difficoltà, a due problemi e a due criticità di questo provvedimento. Il primo problema consiste nel fatto di non aver previsto, accanto all'omofobia, anche la transfobia. La transessualità è una condizione personale che pone i soggetti in una condizione ancora più pesante di quella che riguarda i soggetti omosessuali.
Il secondo risultato che avremo ottenuto sarebbe stato quello di sostituire un'accezione che taluno vuole indeterminata, ma che in altro provvedimento normativo approvato da questo Parlamento è invece considerata determinata, conferendo una maggiore determinatezza, prevedendo insieme omofobia e transfobia.
Quindi, noi consideriamo questa pregiudiziale di costituzionalità assolutamente strumentale e non vorremmo che questa si prestasse ad operazioni di tipo trasversale, nel senso che possa, a voto segreto, trovare il consenso di diverse parti degli schieramenti. Noi ci rivolgiamo, invece, allo schieramento di centrodestra, invitandolo a respingere questa pregiudiziale, facendo riferimento alle diverse culture che hanno ispirato la Costituzione e che qui sono presenti: la cultura cattolica e la cultura liberale.
 
< Prec.   Pros. >
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