MOZIONE CONGRESSULE DELLA SARDEGNA
5 Gennaio 2010
Acquasparta e l’Italia dei Valori
14-15-16 Settembre 2007. Un weekend molto importante per l’Italia dei Valori che inaugura a fine estate il primo incontro giovanile di cultura e formazione politica ad Acquasparta, in provincia di Terni, nella sala del trono di Palazzo Cesi. Era da tanto che i giovani aspettavano un occasione come questa per poter esporre le proprie domande, incertezze, paure e curiosità ai nostri parlamentari. Era da tanto che a noi giovani non veniva data la possibilità di partecipare attivamente a un dibattito politico che ci riguarda da vicino, perché ogni giorno scontiamo gli sbagli del passato e saremo sempre noi coi nostri figli a pagare gli sbagli che oggi si compiono.
Dopo una brevissima presentazione dell’iniziativa da parte dell’On. Leoluca Orlando, il ministro Antonio Di Pietro ha aperto la discussione affrontando tre temi di grande interesse per noi giovani quali il ricambio generazionale, il blocco dei giovani verso la politica e soprattutto la rete come aggregazione di consenso e di consensi. La “rete”, infatti, permette a tutti di poter dare la propria opinione e non solo a pochi eletti come avviene nella tv; consente di esprimersi senza mediazione giornalistica e in modo libero. Siti web, Mail, forum, chat, ecc, sono i nuovi strumenti attraverso i quali il cittadino diventa parte attiva perché oltre a scegliere le informazioni che gli interessano, ha la possibilità di interagire con altri utenti o di mettersi in contatto con gli esponenti del partito, al contrario della passività cui una persona è indotta nel vedere la tv, dove le informazioni ci vengono date in modo unidirezionale. Ed è proprio attraverso questi nuovi strumenti che il consenso diventa sempre più un contenitore di consensi indispensabili per una politica nuova, giovane e più vicina alle esigenze di tutti.
Per ottenere risultati però, come partito e come singoli individui, dobbiamo guardare fermamente all’obiettivo finale perché “da soli non si va da nessuna parte” e ci vogliono “grande preparazione, capacità di comunicare le proprie idee agli altri, mediazione e rigore per pensare di ricostruire la classe dirigente”. Bisogna tener presente che “In politica la tua verità non è la verità assoluta. Ci sono tempi e modi per arrivare all’obiettivo finale, e si deve andare avanti per gradi”.
E così per gradi è proseguito il dibattito con gli interventi di numerosi parlamentari (Orlando, Borghesi, Costantini, Palomba, Evangelisti, Pedica, Razzi, Pisicchio e il generale dei Carabinieri Pappalardo) su svariati temi (quali Formazione e ricerca, Riforme Istituzionali, Rapporti Internazionali, Sistema politico, Etica e Politica, Legalità e Sicurezza), e le domande dei giovani presenti fra soddisfazione e insoddisfazione, fra repliche e dibattiti che hanno sicuramente arricchito il bagaglio culturale dei presenti.
Francesca Corona

Un tema caldo di questa primavera fredda, è quello sui Dico.
Giusto un anno fa, era stato un argomento trattato, bistrattato, ritrattato, discusso e infine approvato e sposato dal centrosinistra tale da essere contemplato nel programma elettorale della coalizione.
In buona sostanza, si tratterebbe di riconoscere dei diritti fondamentali a persone che convivono. Che siano questi due fratelli, sorelle, uomo o donna, poco importa.
Ma adesso la Chiesa dice no, per carità, sarebbero un gravissimo pericolo che porterebbe l’intero consorzio umano alla dissolutezza e quindi alla perdizione! Dai piani alti della Cei arriva un terribile monito: “l’approvazione dei Dico -si legge nella nota- apre la strada a situazioni che oggi ci scandalizzano, come l’incesto e la pedofilia”.
Nel centrosinistra sarebbero anche d’accordo ma qualcuno, più per compiacere la Chiesa (dalla quale attinge voti) che per convinzione, minaccia dimissioni e crisi di governo.
E le destre, dall’alto della loro esemplare vita familiare e, soprattutto, coniugale, urlano allo scandalo e sentenziano: “I Dico sono una minaccia alla famiglia!”.
Insomma, bagarre tra i due schieramenti e all’interno degli stessi, discussioni, litigi e fiumi d’inchiostro sulle pagine dei giornali, fanno ritenere che i Dico siano l’argomento dell’anno.
E se Shakespeare ci ricordasse: “Much ado about nothing”?
Voi cosa ne pensate?
FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente del Consiglio, la piena fiducia politica accordata dal Senato consente all’Unione di guardare con maggiore serenità al futuro e le dà il tempo per riguadagnare i consensi allontanatisi a cagione dell’amara cura, che è stato necessario praticare per sanare il disastro lasciato in eredità dal centrodestra.
Entro subito nel vivo dei temi che intendo trattare: una questione riguarda un punto non affrontato; l’altra ha invece assunto un rilievo centrale nel suo intervento. Entrambe, però, sono funzionali al mantenimento di una lunga vita a questo Governo, essendo volte ad evitare rischi di involuzione e di difficoltà.
Tratto il primo tema a titolo strettamente personale perché la mia posizione taglia trasversalmente il mio gruppo, come ritengo accada per analoghe posizioni assunte in altri gruppi. Si tratta del problema dei diritti dei conviventi: non ho alcuna difficoltà, signor Presidente, a riconoscere che avevo considerato un rischio per il Governo presentare un proprio disegno di legge che avrebbe esposto il Governo stesso al pericolo di non ottenere la fiducia nell’eventualità di plurime obiezioni di coscienza su un tema eticamente tanto sensibile. Allo stesso modo, però, ritengo oggi quanto mai saggia l’espunzione di quel tema dal novero delle misure che il Gabinetto che ella presiede deve approntare.
Auspico e ritengo necessario che il Governo si mantenga realmente equidistante tra le diverse posizioni, che pure nell’Unione sono presenti, lasciando la decisione sulla questione in esame alla libera dinamica parlamentare. Se realmente il Governo non eserciterà un’influenza sulle scelte parlamentari, eviterà che molti ricorrano all’obiezione di coscienza ed eviterà a se stesso dei pericoli.
Il secondo aspetto centrale nelle sue comunicazioni riguarda la riforma della legge elettorale; certamente non le sfugge, signor Presidente del Consiglio, che si tratta di un tema cruciale, anzi di sopravvivenza per molti, tra i quali Italia dei Valori. La scelta che sarà operata non sarà irrilevante. Se si vorrà semplicemente restituire agli elettori la possibilità di scelta con l’introduzione della preferenza o limitare le candidature plurime in tutte le circoscrizioni, lei ci troverà d’accordo (non abbiamo paura della competizione), ma se si volesse d’imperio operare lo sterminio delle identità, magari con l’introduzione di sbarramenti astrali, porteremmo avanti la nostra opposizione anche scendendo nelle piazze, dove sosterremmo il forte sospetto che si voglia eliminare chi è scomodo.
Noi vogliamo credere che l’Unione stia riflettendo su come valorizzare le ricchezze ideali e non mirando invece ad una soluzione finale attraverso una riforma elettorale micidiale; noi vogliamo che siano gli elettori a dire chi debba scomparire o invece essere rafforzato in virtù, ad esempio, di battaglie per la legalità e per la moralità quali quelle condotte dall’Italia dei Valori, senza che chi dovrà sedere in Parlamento o nelle altre istituzioni e chi no sia, invece, deciso da fredde alchimie politiche.
Comprendiamo l’esigenza di allargamento della maggioranza e quella di trovare intese al di fuori dello stretto ambito dell’Unione; anzi, Presidente, esortiamo la maggioranza stessa a cercarle.
A tale proposito, esprimiamo apprezzamento per la capacità di attrazione che il centrosinistra ha saputo esercitare nei confronti di persone limpide e coraggiose come il senatore Follini, la cui scelta responsabile dettata da ragioni ideali è lontana mille miglia da quella di chi ha venduto la propria originaria appartenenza per un piatto di lenticchie, fosse anche rappresentato da una presidenza che non vale la dignità persa.
Siamo anche consapevoli che il sistema politico si gioverebbe di semplificazioni cui non siamo certo insensibili; ma queste devono passare per una conventio ad includendum e non ad excludendum. In questo secondo caso, l’operazione sarebbe di corto respiro e volta esclusivamente a ridurre freddamente la sfera di chi deve gestire il potere pubblico ad iniziativa ed a vantaggio esclusivo delle attuali oligarchie politiche. Contro tale eventualità Italia dei Valori combatterebbe.
Noi siamo convinti che questa legislatura debba continuare affinché il centrosinistra possa esprimere compiutamente e al meglio tutte le proprie potenzialità. Perciò, le chiediamo che il prezzo ed il terreno delle intese siano non una legge elettorale, che fatalmente escluderebbe delle forze, con sbarramenti a priori irraggiungibili per molti, ma un obiettivo di inclusione di tutte le identità in identità più ampie.
Le chiediamo da subito, Presidente, di essere il garante delle diversità, che sono anche ricchezze, e di una libera dinamica elettorale, che consenta alle diverse identità di portare il proprio contributo. Si tratta di riferimenti alle tecniche elettorali cui anche noi siamo favorevoli.
Per conseguire tale obiettivo non mancano neanche in Italia gli strumenti, a cominciare dalle leggi per l’elezione dei sindaci o da quelle per le regioni, che consentono di coniugare governabilità e rappresentanza delle forze politiche, a seconda dei consensi che esse conseguono.
Ci aspettiamo, dunque, adeguate risposte, possibilmente nella replica.
Presidente, certa della sua rassicurazione, che andrà a registrare, l’Italia dei Valori si accinge con nuovo slancio a rinnovarle la fiducia
(Applausi dei deputati del gruppo dell’Italia dei Valori).
Per risolvere l’attuale crisi è necessario che i segretari di partito siano coinvolti direttamente assumendosi responsabilità di Governo. L’Esecutivo ha bisogno della presenza di tutti i leader della coalizione che lo sostiene per evitare, come è successo, che ci siano partiti con propri esponenti al Governo e segretari che partecipano a manifestazioni contro lo stesso Governo. E’ necessario un rinnovato spirito di coalizione in cui ogni partito si impegni a far proprie le decisioni dell’Esecutivo espresse dal presidente del Consiglio.
Non mi consola apprendere che abbiamo avuto ragione ad opporci con tutte le nostre forze al provvedimento di indulto e che, ancora oggi, i due terzi degli italiani è dalla nostra parte e condivide la nostra battaglia, come risulta anche dalla recentissima recentissima indagine dell’Eurispes. L’applicazione di quello sciagurato provvedimento, che ha perdonato corrotti e corruttori, responsabili del malaffare e furbetti dai colletti bianchi, estorsori e sfasciavetrine, autori di voto di scambio mafioso e pericolosi rapinatori, ha generato disorientamento nei cittadini, disaffezione alla politica e una rinnovata e ancora più forte sfiducia nello Stato. E a questo punto è inutile girarci attorno: l’indulto è stato un vero banco di prova che ha decretato il fallimento della Politica come difesa dei disonesti. E il resto del centro sinistra, esclusa Italia dei Valori, ha stretto un patto scellerato con il peggiore berlusconismo, che così è riuscito ad ottenere qualcosa che non era mai riuscito a realizzare quando era al governo, ed ha tradito il patto con gli elettori, cui si era presentati proprio per distruggere la cultura condonista delle leggi “ad personam” di Berlusconi. In tal senso, l’indulto è la più colossale delle leggi ad personam, perché generalizzato, oltre che il più devastante regalo fatto alla criminalità nell’Italia repubblicana.
Se è vero che la politica, quella con la P maiuscola, deve curare unicamente gli interessi dei cittadini onesti, in questa occasione ha dimostrato, in maniera volgare e spudorata, che gli interessi privati e particolari, il malgoverno Berlusconiano, le strane logiche che avevano alimentato e ingrassato il periodo buio della prima Repubblica, sono tornate come non mai alla ribalta nella stretta alleanza che ha coinvolto destra e sinistra.
E’ l’ennesima dimostrazione che la politica è distante anni luce dai cittadini, dai loro bisogni e, soprattutto, disattende e calpesta la loro volontà.
La politica deve riacquistare credibilità e riassumere i suo vero ruolo. E’ banale ma doveroso dover ricordare che la politica si fa PER la gente e CON la gente nell’assoluto rispetto della sua volontà.
Per quel che riguarda Italia dei Valori, ognuno di noi, dai dirigenti ai rappresentanti nelle Istituzioni, sta facendo la sua parte per presidiare moralità e legalità. La stessa passione politica che abbiamo profuso nella battaglia contro l’indulto- vergogna, la impieghiamo e impiegheremo per i bisogni più urgenti e ormai improcrastinabili: lavoro, sanità, ambiente, economia, formazione.
Auspico che militanti e simpatizzanti e cittadini onesti, siano veicoli convinti e decisi di trasmissione di valori che portiamo, affinché al nostro partito-movimento arrivino consensi che ci permettano di difendere quei valori contro chi li vuole, invece, distruggere per comodo proprio e dei tanti amici e “furbetti”
Dal giorno della mia elezione, ho messo a disposizione il mio ruolo di Parlamentare per le giuste cause, anche a difesa degli interessi del popolo sardo. Sarò sempre dalla parte del cittadini onesti, ad ascoltare i problemi e portare la loro voce alla Camera dei Deputati.
Federico PALOMBA

La tutela del lavoro e sul luogo di lavoro è diventata una vera emergenza: è perciò urgente che la politica si occupi con maggiore serietà tanto della prevenzione, quanto della repressione. Sul piano della prevenzione, è auspicabile che essa non solo si sviluppi nei luoghi accertati di lavoro con riferimento a prestatori d’opera registrati, ma che si estenda ancor più alle forme di sfruttamento del lavoro occulto ed irregolare.
E’ quindi necessario intervenire drasticamente per combattere il caporalato ed ogni forma di sfruttamento, soprattutto di donne e di minori così come dei soggetti più deboli, quali gli extracomunitari, nei confronti dei quali si esercitano nuove e moderne forme di schiavitù. Il Governo potrebbe, già nella finanziaria in corso di approvazione, prevedere il potenziamento degli ispettorati del lavoro e delle agenzie di prevenzione.
Sul piano della repressione, purtroppo, è palese una certa oscillazione nei messaggi istituzionali. In ordine a questo fenomeno diventato drammatico, il mondo politico ha, in un certo senso, banalizzato o sminuito il problema non escludendo dall’indulto gli omicidi colposi sui luoghi di lavoro. È difficile denunciare la gravità, personale e sociale, delle cosiddette morti bianche e poi dire che tutto sommato le si può anche perdonare o condonare. Sarebbe opportuno pensare anche all’aggravamento delle sanzioni non solo detentive ma anche economiche ed interdittive.
Più in generale, dato che il lavoro costa meno in luoghi del mondo ove si trovano tanti diseredati che anche in età tenerissima prestano le loro deboli forze per pochi spiccioli con orari infernali ed in luoghi e con materiali insalubri, è indispensabile che il nostro Paese proponga alla World Trade Organization di farsi interprete di un nuovo ordine mondiale fondato sul rispetto e i diritti fondamentali delle persone affinché la tutela dei minori e delle donne, degli orari e dei luoghi di lavoro diventi obbligatoria in ogni paese. Con i paesi con i quali l’Italia intrattiene relazioni commerciali si dovrebbe verificare la possibilità di mettere sul piatto della bilancia, anche commerciale, la pretesa della tutela dei fondamentali canoni di rispetto della persona. Tutto ciò si risolverebbe anche nella tutela dell’economia corretta, la cui competitività non può e non deve fondarsi sullo sfruttamento
Federico PALOMBA